Contenuti per adulti
Questo testo contiene in toto o in parte contenuti per adulti ed è pertanto è riservato a lettori che accettano di leggerli.
Lo staff declina ogni responsabilità nei confronti di coloro che si potrebbero sentire offesi o la cui sensibilità potrebbe essere urtata.
Dov'eravamo rimasti? Una donna seducente, in un tempo in cui i cellulari non esistevano. Perché dirvi di più? Provate a immaginare, voi figli di un tempo artificiale, vacuo e incalzante.
Un tempo in cui i rapporti umani si costruivano con gli sguardi fissi, in cui si 'rimorchiava' facendo battute, spiritose o eleganti, qualche volta un po' sciocche, un tempo in cui Charlotte, questo è il nome della donna seducente, accavallava le gambe e faceva sognare gli uomini seduti accanto a lei.
Si muoveva con una studiata eleganza, fasciata in tubini neri o gonne attillate al ginocchio; il suo charme si esprimeva nella gestualità, quel togliersi gli occhiali stile 'Jackie O', con un leggero scatto delle dita affusolate e dalle unghie smaltate di un rosso Cherry Blossom Revlon, un tintinnio della magnifica collana Bergère, mentre quel fruscio di collants, fermati da un'immaginata giarrettiera, diventava la colonna sonora del suo incedere.
Aveva solo un difetto: lei li raggirava e li catturava come un ragno cattura la sua preda, si muoveva con quella naturale eleganza, fasciata e statuaria e quel sottile fruscio di collants che diventava un incantesimo.
Volete vederla all'opera? Seguitemi, poi, non dite che non vi avevo avvertito.
*. *. *. *. *. *
Le incombenze. Certo. Le lasciava alla sua amica e socia d'affari, Terry, Teresa Lo Bianco, 27 anni.
Terry era la quintessenza del pettegolezzo. Con la sua innata nonchalance, riusciva a scovare tutti i segreti più scomodi dei malcapitati signori che risiedevano nei quartieri bene della città. Un'insospettabile.
Una volta sistemate le esche, e catturato il pesce giusto, si dileguavano e cambiavano città.
Terry si concentrava sulla sua dialettica. Non è che fosse una donna erudita e dall’abile eloquenza, tutt'altro.
Terry si limitava a studiare certe espressioni che si abbinavano ad alcune mimiche facciali ben costruite nel tempo, come facevano le attrici di teatro durante le prove, nel camerino, davanti allo specchio.
'Oh ma davvero! Così tanti appartamenti di sua proprietà!' - Espressione di sorpresa: sgranare gli occhi, sollevare le sopracciglia.
' E' da non credere!' 'Ma non mi dica!' - Stupore esterrefatto: sguardo smarrito e incredulo.
'Io non capisco come fa certe gente a sopportare!', 'Un'amante? E si è venuto a sapere? Oh mio Dio, chissà che dispiacere!'- sguardo di disapprovazione: labbra strette e sottili, sguardo di sufficienza e rimprovero. Quest'ultima era una mimica difficile da esprimere, a volte occorrevano ore davanti allo specchio.
Il malcapitato in questione, seduto nell'angolo della terrazza, era il signor Savorelli. Giuseppe abitava al terzo piano di un caseggiato nel quartiere residenziale della città. Terry aveva saputo che era intorno alla sessantina, sebbene possedesse qualcosa ancora di atletico e di giovanile, aveva una moto, andava in bicicletta da casa alla latteria o a comprare il giornale all'edicola ma sembrava non avere amici o perlomeno così dicevano ed era in pensione, eh sì! Si poteva andare in pensione e persino a quell’età in quel tempo.
L'appartamento era di sua proprietà, era ghiotto di dolcetti turchi che si faceva arrivare espressamente a casa, aveva girato il mondo, perché parlava inglese e inoltre possedeva una casa in Riviera, si diceva un villone, aveva una Fiat 131 blu, conduceva una vita ritirata5 e ritmata da abitudini precise. Terry non era riuscita a sapere che lavoro avesse svolto Giuseppe Savorelli; sembrava che nessuno lo sapesse e se avesse avuto una moglie. Questo l'aveva un pochino innervosita. Giuseppe era un uomo ancora affascinante, nonostante quel Borsalino che aveva visto chiome migliori. A Terry non piaceva tornare da Carla e ammettere che non tutto era stato sondato, che la persona si discostava dall’elemento cardine. Ma a Carla, Carla Sanguineti, 26 anni, in arte Charlotte, e la chiamerò così per tutto il nostro racconto, in quel momento, la cosa non importava molto, voleva concludere per poi prendere il volo.
Il Savorelli aveva sicuramente qualche risparmio, una cassaforte nascosta o qualche gioiello della moglie defunta, forse poteva essere invitata nella villona ge trovare altri tesori nascosti. Certo, quel catorcio di macchina non era una Maserati Quattroporte, ma non era il caso di sottilizzare.
Mentre si avvicinava con il suo fruscio di gambe e quell'andatura un po' scivolata, Giuseppe era assorbito dalla schiuma del suo cappuccino. Lui desiderava un cappuccino scuro, con molta schiuma e bollente. Lo riceveva, invece, bianco latte, poca schiuma e tiepido. Stava per chiamare la cameriera, quando quel cagnetto minuscolo si era infilato sotto il tavolino... e lo mordicchiava al fondo del pantalone.
Ah, scusate, non ve l'ho detto? Charlotte aveva un cagnetto. Un pincher nano, un cagnetto della malora che abbaiava come un forsennato a più non posso, e che si calmava solo se veniva nutrito di bonbons che Charlotte al momento giusto, gli infilava fra i dentini affilatissimi. 'Signora, mi scusi ma il suo cane...', 'Oh ma mi deve perdonare, Tobia è un birbante, mi fa disperare!...Aspetti, cerco di...Tobia! No! Ho detto no! Cuccia Tobia!' Charlotte, con una mossa dolce e goffa, si era piegata in avanti e cercava di tirare a sé il guinzaglio del cane.
Facendo questo, il suo fondoschiena, fasciato nel tubino nero, era ad un'altezza, molto, molto attraente, anche per qualche avventore che si trovava a guardare la scena dall'ultimo tavolino in fondo alla terrazza , mentre Giuseppe, alquanto sorpreso, si trovava a rimirare il lato B da una prospettiva assolutamente privilegiata. Il suo cappuccino, all'improvviso, aveva perso tutto il suo interesse.
'Sono mortificata, davvero.' Mentre si sollevava lenta e morbida, Charlotte lo sussurrò con quella voce, proprio quella che voi avete capito, e guardò il Sig. Savorelli, il quale si rese conto, in quel momento, di quell'incrocio di seni che spuntavano dalla scollatura.
Fu lì che gli girò la testa per la prima volta, dopo mesi di assunzione delle pastiglie per la pressione.
Il cagnino Tobia diede un abbaìo che venne subito tacitato da Charlotte: 'Amore mio, guarda cosa ti dà la mammina!' e gli propinò un cioccolatino che lesta tirò fuori dalla borsetta.
'Sembra che il suo cane, signora, sia davvero indisciplinato. E Charlotte con quella voce:
'Oh, Tobia?...Mi farà impazzire, prima o poi. Solo delle terribili figure! Pensi che avevo tentato anche di farlo addestrare...Ma l'educatore mi ha abbandonato dopo un solo giorno di tentativo e, del resto, come non capirlo! Non lo aveva in simpatia e quando lo vedeva, lo masticava dove capitava, con una gioia incontenibile. Devo scusarmi con lei, le avrà rovinato il pantalone...Posso offrirle ...' 'Oh no! Signora, ci mancherebbe! Per così poco!' Giuseppe si era alzato in piedi e, con fare galante e uno sguardo premuroso, le aveva spostato una sedia: 'La prego, signora, mi presento: sono Giuseppe. Giuseppe Savorelli, si accomodi, le offro io un espresso o preferisce una cedrata?'
'Gentile, signor Giuseppe! Il caffè, volentieri, un caffè espresso' e si sedette, mentre il signor Giuseppe, passava la comanda al cameriere, e il Tobia, sulle ginocchia di Charlotte , finalmente si era zittito, pregustava altri cioccolatini che la sua padrona gli avrebbe elargito per mantenere la conversazione con il signor Giuseppe.
Tobia faceva la sua parte, era un grande attore.
.... continuerà...